18 maggio 2014

ACEA: L'acqua di Roma passa da pubblica a privata

In molti a Roma si saranno chiesti come mai molte delle fontanelle della Capitale siano da alcuni giorni chiuse. Disservizi? Manutenzione? Sinceramente il motivo certo non è dato saperlo, visto che Acea non ha dato alcuna spiegazione. Quello che è certo, e non sembra una coincidenza, è che proprio in questi giorni la società che gestisce la rete idrica romana è stata privatizzata, anzi svenduta. Come è possibile direte voi? Non abbiamo votato un Referendum apposta per non far accadere tutto ciò?

Ma ritorniamo indietro, ripercorrendo tutti i passi di questa vicenda.

In realtà l'Acea è già stata privatizzata nel 1998, con l'entrata in Borsa e la trasformazione in Società per Azioni. Ma nonostante questo il Comune di Roma ha sempre mantenuto il controllo della partecipata detenendo il 51% delle azioni. La questione si fa pesante nel 2011 con la Giunta Alemanno, che con una delibera decide di vendere, anzi svendere, il 21% delle quote della società(togliendo di fatto il controllo comunale sull'azienda). Tutto, però, viene bloccato dal Referendum del 2011, che ferma completamente tutte le privatizzazioni in atto sulle società che gestiscono le reti idriche. Questo non ferma certo Alemanno, che continua per la sua strada, sostenendo che fosse obbligo di legge la vendita delle quote azionarie, passando anche sopra alla sentenza del 20 Luglio della Corte Costituzionale, che si era espressa a sfavore dell’azione della Giunta Capitolina. Per fortuna arrivano le elezioni, Alemanno viene sconfitto da Ignazio Marino e tutta questa storia sembra finita qui. Neanche per idea!!

Il debito della Capitale è insostenibile, Marino, in grave difficoltà, chiede aiuto al governo centrale e viene strutturato il decreto Salva-Roma, prima da Letta e poi da Renzi. Tra i punti c’è anche chiaramente la vendita di Acea ai privati(vendita delle quote delle società quotate in Borsa tra cui l’Acea), sostenuta soprattutto dal PD, proprio da quel PD che aveva cavalcato la vittoria referendaria del 2011. Fine della storia.

Di cosa stiamo parlando? Fondamentalmente del nulla. Non esiste sovranità popolare che tenga, se lo Stato ha bisogno di avviare dei processi per poter autoalimentarsi, andando anche contro le regole e le leggi che sono il suo fondamento. Lo Stato ha bisogno di far cassa per poter risanare i suoi conti e per poter snellire la sua organizzazione. Certo, anche la possibilità di svendere la prima grande azienda romana per far arricchire i soliti noti non è una prospettiva da sottovalutare(il fatto che il gruppo Caltagirone detenga più del 22% delle azioni fa pensare). Ma è sempre la classe sociale dominante a farla da padrone, a decidere il nostro destino. 

Ne è prova il referendum sui beni pubblici. Solo due anni fa abbiamo votato contro la privatizzazione dell’acqua, e solo due anni dopo ci ritroviamo nella stessa situazione.

Ma io sono convinto che il problema di Roma è la natura pubblica delle aziende come Atac ed Acea, non certo il fatto che per anni la politica le ha utilizzate come bacino di voti, infilando chiunque. Il problema non è certo i favori agli amici palazzinari che negli anni precedenti hanno fatto dei capolavori cosi belli che già cominciano a crollare. E potrei continuare per ore.

Ma giustamente il problema di Roma è l’Acea che non è completamente privata.

Cosa si può fare? Continuare a resistere. Per questo, qui sotto, metto il link per la raccolta firme per la ripubblicizzazione di ACEA ATO 2 SPA. Firma e fai firmare…


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