1 ottobre 2013

Ma ancora che parliamo di Berlusconi?

Sinceramente io comprendo, ma non condivido questo interesse così forte verso la fine di Berlusconi. L'ex-premier è sicuramente stato uno dei personaggi più influenti dell'ultimo ventennio, se non l'uomo più potente d'Italia, ma è evidente a tutti che politicamente Berlusconi è finito. Se non per via delle sentenze, sicuramente per una questione anagrafica, visto che oramai è un nonno di 76 anni costretto a rimanere a casa con la badante napoletana.

Il feticismo verso la caduta di un potente non l'ho mai capito. Posso capire la gioia per la sua fine, fatta di rancore e desiderio di rivalsa, ma non l'attaccamento morboso. Il voler vedere il proprio avversario rotolare nella polvere a chiedere pietà.

Non che io sia un sostenitore di Berlusconi, o un suo elettore. Ma di certo non gioirò per la sua dipartita. 

L'uomo di Arcore è finito politicamente molto tempo fa, quando la mente ha cominciato ad offuscarsi e le forze hanno iniziato ad abbandonarlo. Un processo di decadimento che è emerso con evidenza nel momento in cui ha cominciato ad andare dietro a disinibite fanciulle come ultimo sussulto di una virilità e una vitalità oramai perduta. Un corpo e una mente in lenta decomposizione, da tempo burattino di questo o quel consigliere.

Mi fa molta più rabbia il sistema da cui Berlusconi è stato sostenuto. Un insieme di burocrati, di sanguisughe sociali, di politicanti che rimarranno anche dopo la sua fine. Perché la morte della testa non determina la fine del sistema.

Perché è il sistema a farla da padrone nelle nostre vite, è quello che ci inganna e ci deruba di ciò che è nostro di diritto. Berlusconi è solo il dito dietro cui si nasconde la Luna.

Dove andranno quelli che l'hanno sostenuto? Che fine faranno coloro che si sono messi dalla sua parte? Che godevano dei suoi discorsi populisti, contro tasse ed immigrati? Che si inorgoglivano dei suoi epiteti contro il comunismo e dei suoi discorsi sull'esaltazione dell'individualismo, del machismo e del capitalismo?

Saranno ancora lì, seduti accanto a voi...o forse siete proprio voi...

Non è il capo, la testa del Leviatano che va sconfitta, ma l'intera struttura. Berlusconi è il prodotto di questa società malata, fatta di sfruttamento dei lavoratori, di consumismo, di violenza e di supremazia verso l'altro, ma non certo una sua causa.

Quindi non gioirò quando cadrà Berlusconi, perché è evidente che la massa non è ancora pronta per una vera maturazione verso un sistema che metta la "collaborazione" al centro della propria società al posto della "competizione", ma gli basta un nuovo agnello sacrificale prima da esaltare e poi da spolpare...che sia Renzi, o Grillo, o qualcun'altro non importa.



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