3 maggio 2011

Io non mi sento più sicuro ora che è morto Bin Laden

E’ nella mia natura non gioire per la morte di un uomo, indifferentemente che esso sia il più grande benefattore della terra o l’assassino più efferato della storia dell’uomo. 

 Ma non è questo il punto. 

La morte di Bin Laden è una vittoria di Pirro per l’Occidente. L’esercito più potente del mondo che impiega 11 anni per scovare ed uccidere un uomo. 2974 morti per l'attentato delle torri gemelle, più i soldati deceduti in Afghanistan, contro la vita di una sola persona. E’ un prezzo veramente alto, anche se l’uomo in questione si chiama Osama Bin Laden. 

Eppoi la sua morte cambia qualcosa nella nostra vita? E’ finito l’incubo del terrorismo? Assolutamente no, poiché l’organizzazione al-Qaeda è ancora operativa e potente. 

Noi abbiamo eliminato la conseguenza, non la causa del problema, che perciò si riproporrà ancora.

Alla notizia della morte dello sceicco del terrore, ho avuto la stessa sensazione di quando hanno arrestato Bernardo Provenzano. Nonostante la sua cattura, l’organizzazione criminale continua ad esistere, cambiando soltanto la sua leadership. Cosi sarà anche per il terrorismo islamico.

La mafia, la camorra, come le organizzazioni terroristiche, non traggono la loro forza dai propri capi, ma dalla situazione di degrado delle zone in cui si sviluppano. 

Se realmente vogliamo eliminare il terrorismo dobbiamo porci l’obiettivo di risollevare la situazione economica, politica e sociale di quei territori da cui traggono linfa i sistemi criminali. 

Ed allora perché uccidere Osama Bin Laden? Semplicemente per vendetta. Noi abbiamo vendicato quei morti, non gli abbiamo reso giustizia. Non abbiamo posto le basi per un mondo migliore, semplicemente abbiamo risposto alla violenza con la violenza. Cosi erano buoni pure i Babilonesi.


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