23 marzo 2011

Perché dico no all’intervento della Nato in Libia(ma si all'autodeterminazione dei popoli)

Voglio precisare che non ho nessuna simpatia per il dittatore libico. Un’atteggiamento dovuto anche a motivazioni personali oltre che morali. La mia presa di posizione è dovuta a considerazioni politiche e storiche. Io rimango della ferma convinzione che per ottenere la vera libertà, un popolo deve conquistarsela da solo(al massimo con aiuti ed appoggi esterni). Se a spezzare le catene del tiranno sono eserciti stranieri, il popolo non sarà libero ma avrà semplicemente cambiato padrone.

Per comprendere appieno ciò che voglio dire basti pensare ai diversi destini della Jugoslavia e dell’Italia dopo il 1945. La prima, che ha scacciato i tedeschi con le proprie forze, è riuscita durante la guerra fredda a mantenere una certa autonomia dalla Russia sovietica, l’altra, che invece ha subito la “liberazione”, è stata sottoposta all’influenza americana fino alla caduta del muro(ed ancora oggi se ne sentono gli effetti). Per fare un esempio più vicino al nostro tempo, possiamo prendere in considerazione la situazione irachena, un paese “liberato” dalle truppe anglo-americane, che è diventato una terra di conquista economica per inglesi, americani ed italiani.

Anche nel caso libico le conseguenze sarebbero le medesime.

Se realmente si voleva salvare i ribelli sarebbero bastati finanziamenti economici e l’invio di armi(come fecero brillantemente gli americani con gli afgani durante l’invasione russa e i sovietici stessi con i vietnamiti contro gli statunitensi). La realtà è che alle potenze occidentali non interessa la sorte dei ribelli, le violazioni dei diritti dell’uomo, il massacro dei civili(se qualcuno pensa che le bombe scaricate dagli aerei Nato siano intelligenti e colpiscano solo i “cattivi” è uno sciocco)ma soltanto il petrolio, visto che i rifornimenti libici coprono una buona parte del fabbisogno di Stati Uniti, Italia, Gran Bretagna e Francia. Naturalmente ci sono anche altre motivazioni di tipo strategico(per esempio l’immigrazione di masse di profughi o il controllo di una zona strategicamente importante per la posizione centrale nel Mediterraneo e per la vicinanza con il vecchio continente).

Anche se non approvo la violenza, ci sono delle situazioni di tirannia in cui essa è necessaria per emanciparsi. Ma solo il popolo che vive in un territorio può farlo, non potenze straniere. La libertà e l’uguaglianza non si esportano, ma si guadagnano con il sangue e il sudore della fronte. Chi si definisce un esportatore di democrazia è un ignorante o una persona in cattiva fede.


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