28 novembre 2010

Dublino, 50mila irlandesi in piazza per dire “no ai tagli salva-banche”

Dietro lo slogan "C'è un modo migliore e più giusto" famiglie con bambini, organizzazioni sindacali, pensionati, studenti, gruppi della sinistra e ultranazionalisti, sfidando il freddo e la neve, si sono ritrovati davanti il General Post Office, luogo in cui fu proclamata la nascita della Repubblica d’ Irlanda nel 1916, per esprimere il loro dissenso contro l’ operato dell’ esecutivo. Una folla enorme rispetto agli standard abituali del paese, segno del profondo malcontento popolare verso la manovra finanziaria proposta dal Governo, che prevede tagli pesanti alla spesa pubblica e nuove imposte per salvare banche e imprenditori, attanagliati da una profonda crisi. Una manifestazione senza colore politico per difendere i diritti del cittadino (in un paese civile questo è possibile, in Italia non si può neanche lontanamente pensare di poter organizzare un simile evento). Un modo per urlare che in uno Stato democratico si è cittadini, non sudditi, che si vuole vivere, non sopravvivere. Perché la crisi è stata innescata da errori evidenti dell’ elité economica mondiale. Allora perché dovrebbero essere i cittadini comuni a pagarla? Questa è la domanda che si pongono i manifestanti di Dublino.








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